Ciao!

Ciao, questo è il mio primo post e avviso subito che non so scrivere, se poi a questo aggiungiamo che quando lo faccio, chi mi conosce, dice sembro essere molto più stronzo di quello che già appaio nella realtà, l’unica deduzione intelligente che verrebbe da fare: ma allora perché lo fai? Semplicemente per il piacere di comunicare e rendere più completa l’immagine, la visione, che ho io del mondo e del mio modo di fotografarlo.

La fotografia racconta, prima di ogni altra cosa del fotografo. Alla stregua di qualunque opera d’arte, di qualunque artista, sia esso scultore, pittore o incisore… Tutti i suoi manufatti raccontano di lui, prima ancora della realtà intrinseca dell’opera in se.

Ecco perché quando guardo un’ immagine, spesso mi piace pensare al fotografo nel mentre dello scatto… poi vado oltre ed entro nell’immagine.
Facendo questo, a me piace leggere ciò che i fotografi hanno anche da dire, attraverso un blog per esempio, piuttosto che la libera interpretazione di critici o ad altri addetti ai lavori, più attenti a seguire la legge del marketing.
Premesso questo: buon giorno e ben venuti nel mio sito e nel mio spazio degli appunti.
Spesso saranno trascritti pensieri che si trovavano custoditi nel piccolo quaderno che mi porto sempre dietro. Pensieri a volte, se non quasi sempre, necessari per digerire la realtà in cui sono immerso e che non sempre sono in grado di decodificare immediatamente, quindi la scrittura è il “vomitatoio” ideale di sensazioni che mi aiuta alla comprensione di ciò che sto/stavo vivendo.
Ad esempio questo post, porta la data di quando ho iniziato a sentirmi fotografo, che non corrisponde alla data di scrittura e pubblicazione dello stesso.
Io non sono nessuno, sono solo un ragazzo (o almeno lo ero) che amava raccontare ciò che altri non potevano vedere e così sono partito con il raccontare il backstage di un teatro.

Tutti possiamo assistere ad un’opera, ma il backstage, il mondo che tutto muove e che da origine alla farsa, nessuno, o in pochi la possono vedere.
Questo è quello che mi è sempre piaciuto della fotografia e dell’essere fotografo… Raccontare ciò che è riservato a “pochi” o a una parte.

Da allora, dai miei studi accademici in ambito artistico ad oggi, potrei dire, che ciò che ha regolato la mia “filosofia” è ben sinstettizzato in ciò che nasce e succede in un teatro.  Io spettatore assiste ad una “farsa”, che è il mondo che gli si dipana davanti… A volte bella, a volte drammattica e spesso ridicola.
Poi c’è chi concepisce tale farsa, la scrive, la struttura e la finanzia (la politica, l’economia)… E chi la mette in scena…

Ah dimenticavo di dirvi in fase di presentazione, che sono un fotografo iscritto all’ordine dei giornalisti, (non ho detto giornalista) ma come invece avrete intuito da queste poche righe, io sono il primo a mettere in discussione in concetto di verità.
Non esiste, per me, la verità fotografica, esiste il raccontare un pezzo della verità… L’unica cosa seria che può fare un fotografo è fare il meno danno possibile, ma su tale affermazione ci torneremo ancora in futuro.
Questa è un argomentazione, che dal digitale in poi, ha spesso preso piede nei forum o altri ambiti di discussione attorno al foto giornalismo; io faccio un passo indietro e la mia prima riflessione, non va al processo fotografico, ma al contesto in cui questo avviene.
La fotografia ritrae una porzione di realtà, ma il concetto stesso di verità è molto più complesso.
Vi sembra che abbia detto una banalità? Una cosa ovvia? …la prossima volta che ascolterete un dibattito sul “concetto di verità”, o guarderete un servizio su una conflitto bellico qualsiasi, fate attenzione quante volte si darà per scontato che quella sia la verità dei fatti ed invece si sta semplicemente raccontando il proprio punto di vista non curandosi  nelle infinite sfumature che questa, in realtà, contiene.